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Lunedì sera ci siamo riuniti in università per discutere di un argomento che, ancora una volta, ci tocca molto da vicino e, come è emerso, ci appassiona, facendo emergere opinioni anche molto discordanti tra loro.

In questo post non intendo affrontare il tema delle coppie di fatto in modo sistematico, ma solamente riproporre gli spunti e le istanze emersi all’interno del nostro gruppo.

Coppia di fatto si contrappone a coppia di diritto. La questione è: il legislatore italiano deve o non deve occuparsi della quesione e se sì, in che modo?
Istat 2011: in Italia le coppie di fatto sono 897 mila e il fenomeno coinvolge 2,5 mln circa di persone.
Sì, bisogna parlarne e capirne di più.

Il matrimonio prevede doveri precisi: fedeltà, coabitazione, assistenza e collaborazione. Le coppie di fatto vogliono o no assumersi questi doveri davanti alla società?
Perché l’impressione è che ci sia più che altro una richiesta di diritti, cioè di poter godere di quei benefici che hanno le coppie coniugate.
Non si gioca tutto solo in ambito patrimoniale (successione nei contratti, successione in caso di morte, risarcimento danni…), le ricadute sono per lo meno sui figli che la coppia ha avuto o sui figli che intenderebbe adottare. Ma non è ancora tutto.

Non va dimenticato l’aspetto sociologico e antropologico della questione. Anche se la dottrina oggi snobba l’art. 29 (famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) riconoscendo che la coppia è una “formazione sociale” (art. 2 Cost.) che non può essere discriminata, non possiamo dimenticare che l’opera del Parlamento deve avere anche una valenza pedagogica e non solo regolativa.
Più concretamente: è giusto parificare la coppia di fatto a quella di diritto? è giusto incentivare il fenomeno? che conseguenze ha per l’italia di domani? e l’uomo, la persona, che fine fa nella coppia di fatto? è rispettata la sua dignità oppure no?

Gli animi si scaldano con l’accenno alle coppie omosessuali. E’ di qualche giorno fa la notizia che “Il ministero dell’Interno ha dato il via libera al riconoscimento del permesso di soggiorno a favore dello straniero che abbia contratto un matrimonio omosessuale all’estero con un cittadino italiano”.

La situazione europea parla chiaro, i richiami del Consiglio d’Europa anche: non è ammissibile una discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale.

Sembra però che non siamo tutti d’accordo!

Tra le opinioni emerse, c’è chi dice che le unioni civili sono “puntare al basso”, che il matrimonio tra uomo e donna è l’unione  naturale, che sta a priori.

Per altri la coppia di fatto è migliore del matrimonio: garantisce che il legame continua per l’esistenza di vero affetto e non di un accordo siglato davanti al Sindaco.

Forse c’è un’esigenza di rinnovata educazione alla base, di educazione all’affettività e alla cura dei veri rapporti.

E sicuramente un problema di sintesi tra due esigenze, quella della carità (umana comprensione della situazione contingente) e quella della verità, che sembra che oggi difficilmente riescono a stare insieme.

Sia l’inizio di un dibattito!

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