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V Settimana dell’Università

Trieste, 27 novembre 2011

Relazione introduttiva all’incontro pubblico

“Onora la tua intelligenza”

La Fuci di Trieste ha scelto di annunciare la sua rinascita in occasione della “V Settimana dell’Università”, un evento che coinvolge la nostra Federazione in tutto il territorio nazionale, e durante la quale vengono promosse iniziative volte a valorizzare questo ambiente, le relazioni che ci propone, le riflessioni che ci impone.

In questo contesto universitario vogliamo proporvi, con l’aiuto dei nostri ospiti, un percorso che sia vicino alla realtà che viviamo.

L’oggetto del dibattito odierno si inserisce perfettamente nella storia che la nostra Federazione ha avuto nel capoluogo giuliano. Nel settembre 1930 Trieste ospito il 21° Congresso Nazionale della Fuci, che ebbe come titolo “Il compito dei cattolici nella cultura”, riflessione che idealmente prosegue nel 32° Congresso Nazionale, sempre qui a Trieste, nel 1955, quando i temi della discussione furono “Gli orientamenti culturali degli intellettuali italiani”, “La vita spirituale dell’intellettuale”, “La funzione degli intellettuali italiani”, “La FUCI per la formazione degli intellettuali italiani”.

Oggi intendiamo continuare questo “percorso intellettuale”, declinandolo alla luce delle sfide che questo terzo millennio ci chiede di affrontare. In particolare intendiamo riscoprire la figura di un laicato chiamato sempre più ad assumere una posizione davanti alla sfide ed agli stimoli che gli vengono poste nei diversi ambienti in cui egli si trova oggi ad operare.

Queste, quindi, le tre chiavi di lettura attraverso le quali gli ospiti saranno chiamati ad offrire il loro contributo: “Il ruolo del laico nella Chiesa e in Università”, “La nostra fede e la ricerca scientifica” e “La Fuci e il dialogo in Università”.

Il ruolo del laico nella Chiesa e in università

Il cinquantenario dall’Apertura del Concilio Vaticano II, che celebriamo quest’anno, è occasione propizia per rileggere alcuni documenti che i padri conciliari hanno elaborato per la Chiesa. Tra i molti temi affrontati, ci sentiamo particolarmente coinvolti da queste parole che leggiamo nella Lumen Gentium:

I laici, radunati nel popolo di Dio e costituiti nell’unico corpo di Cristo sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi siano, a contribuire come membra vive, con tutte le forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua santificazione permanente [1].

Chi è il laico e perché questo termine è spesso confuso con quello di non credente? Come può il laico esprimere il suo essere parte di una Chiesa composta da diverse membra nei diversi contesti sociali e culturali in cui opera? Quali sono le sue responsabilità e quali gli spazi in cui può operare? Cosa significa essere universitari cattolici oggigiorno?

La nostra fede e la ricerca scientifica

Il Santo Padre ha indetto un Anno della Fede, che si è aperto il 12 ottobre scorso, in ragione della profonda crisi che tocca molte persone e grandi settori della società [2]. La nostra fede e le nostre convinzioni talvolta si scontrano con le questioni oggetto del nostro studio, con i problemi che le ricerche possono sollevare.

“Pellegrini in marcia verso la luce”: così Paolo VI chiamava gli “uomini di pensiero e di scienza, esploratori dell’uomo, dell’universo e della storia” ai quali rivolgeva un particolare Messaggio nel 1965 [3], dal quale vogliamo partire per affrontare questo tema che quotidianamente ci interpella.

Che relazione c’è tra la nostra fede e il percorso formativo che stiamo affrontando? Esistono dei limiti alla ricerca? C’è un modo di pensare giusto ed uno sbagliato? Ci sono dei punti fermi sui quali non si può transigere?

La Fuci e il dialogo in università

Nel nostro impegno quotidiano, avvertiamo il rischio che lo studio venga considerato come la meccanica attuazione di regole di apprendimento, e la formazione come la somma di conoscenze strumentali per un impiego lavorativo. Siamo però convinti che lo studio abbia a che fare con la vita spirituale: non è un caso se l’esperienza quotidiana dell’ingresso in biblioteca, col suo silenzio e la sua concentrazione, ci richiama un ambiente di preghiera, raccolto e isolato [4].

Esistono delle analogie tra studio e preghiera? E’ possibile passare dalla loro coesistenza ad una simbiosi in modo da rendere studiosa la preghiera e religioso lo studio?

Attraverso questi contributi ci proponiamo di promuovere il dibattito e di far conoscere lo specifico della nostra federazione. Una domanda utile ed interessante è: “Di chi è la Fuci?”.

La Fuci è prima di tutto patrimonio della Chiesa: i fucini sono studenti coscienti dell’importanza della formazione, attenti alla realtà ecclesiale e sociale che li circonda. Essi saranno cristiani arricchiti da una fede messa a dura prova dai problemi etico-sociali che affrontiamo nei nostri dibattiti, educatori e docenti non superficiali, cittadini attenti e motivati nella ricerca del bene comune.

La Fuci è poi patrimonio dell’università, luogo dell’incontro e dello scontro tra giovani con idee diverse: il nostro intento sarà arricchire il dibattito con lo specifico della nostra fede, per uscirne rafforzati e maturati.

Il fucino è quindi un volontario, al servizio del sapere e della ricerca, per una Chiesa aperta al mondo e per un’Università aperta alla fede.

Con questi sentimenti e con questi interrogativi, ci poniamo in ascolto dei nostri relatori.

[1] CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen Gentium, 33

[2] BENEDETTO XVI, Lett. Ap. Porta fidei in forma di Motu proprio (11 ottobre 2011)

[3] PAOLO VI, Messaggio agli uomini di pensiero e di scienza (8 dicembre 1965)

[4] SPADARO A., Per una spiritualità dello studio, in La Civiltà Cattolica, quad. 811 (4 aprile 2009)

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