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+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 14 novembre 2013

Cari fratelli e sorelle,

1.           Sono particolarmente lieto di celebrare questa santa Eucaristia per dare uno spessore spirituale all’avvio dell’Anno Accademico nella nostra prestigiosa Università. Opportunamente, nell’odierna liturgia, la Chiesa ci propone come prima lettura un brano preso dal libro della Sapienza, un brano ricco di preziosi insegnamenti tutti protesi a dare forma e contenuto alla nostra ricerca di Dio. Il libro della Sapienza, infatti, si apre con l’invito a cercare Dio con cuore semplice. Non è un invito nuovo per la Scrittura, anzi, direi che è un invito sotteso a tutta la Bibbia, anche se solo alcune volte emerge con chiarezza. In fondo, le grandi figure bibliche – Abramo, Mosè, Elia, Maria, Paolo…, per citarne solo alcune – non sono state altro che dei cercatori di Dio. Talvolta questa ricerca affiorava al labbro come invocazione, come richiesta: “Signore, mostrami il tuo volto!”. Nostalgia di un volto che – essendo stati creati a sua immagine e somiglianza – tutti ci portiamo dentro. Richiamo a volte sommesso, a volte imperioso che ci mette in ricerca. Come rispondere a questo richiamo, a questo grido dell’anima? Le strade sono molte, ma a me preme indicarne una: quella dell’umile, silenzioso rientro al cuore, là dove, forse, non ci avventuriamo molto spesso trattenuti dalla sottile paura di incontrarci con noi stessi. Là si può coltivare l’invocazione orante: Mostrami il tuo volto, Signore! Te lo chiedo, unendomi al grido di tanti fratelli e sorelle che, forse inconsapevolmente, ti cercano e non sanno che tu silenziosamente li abiti. Là è possibile incontrare Dio. C’è solo bisogno di mettersi semplicemente in ascolto della sua Parola, gustarne la presenza, farne esperienza.  Vi accorgerete allora che la vita, anche nei momenti più oscuri, ne reca l’impronta. Ne scoprirete la presenza in voi e intorno a voi. E tutto cambia sapore, tutto si illumina e acquista senso. L’intelletto è escluso da tutto ciò, negato? No, fratelli e sorelle! Ma è solo una dimensione del vostro conoscere, che va ben oltre coinvolgendovi totalmente. Prima ancora che l’intelletto possa pronunciarsi, il suo respiro vi ha ridestato, il calpestio dei suoi passi ve ne hanno annunciato l’arrivo e voi potete dire con Giovanni l’evangelista: l’ho visto, l’ho palpato, l’ho ascoltato ed ora non posso più tacere. Beato colui il cui desiderio di Dio è divenuto simile alla passione dell’amante per la persona amata.

2.           Cari fratelli e sorelle, il brano del Vangelo che è stato proclamato ci porta dritti dentro una disputa tra Gesù e i farisei, disputa che potremmo definire di natura epistemologica, circa la natura del Regno di Dio e i tempi della sua venuta e realizzazione, questione che, al tempo di Gesù, si prestava a diverse ermeneutiche prevalentemente di carattere politico. Gesù offre una risposta che porta la disputa su un piano diverso. La risposta di Gesù è la seguente: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione… Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!”. Gesù, è lui stesso il regno di Dio in persona. Apparentemente era un uomo come gli altri, non manifestava la sua gloria di Figlio di Dio, eppure è venuto dal Padre per realizzare il progetto del regno. E, facendo un collegamento con la prima lettura, una modalità di realizzazione del regno è stata quella di insegnarci la via della sapienza, perché Egli stesso è la Sapienza, il Logos eterno del Padre! Infatti, già i saggi dell’Antico Testamento avevano riconosciuto che la sapienza non è dagli uomini, ma ha qualcosa di divino: “Spirito intelligente, santo, unico, molteplice, penetrante…”. E ancora: “Emanazione della potenza di Dio, riflesso della luce perenne”. Luce intellettuale quindi, che penetra ogni cosa, ma anche luce spirituale, che è molto di più, che fa conoscere le persone, mette in rapporto con Dio stesso e, “entrando nelle anime sante, forma amici di Dio”. Già questa è una rivelazione molto preziosa; la nostra vita intellettuale è, in qualche modo, partecipazione alla vita divina. Nel Nuovo Testamento essa è completata e superata dalla rivelazione di Gesù, Sapienza divina che illumina tutte le circostanze della vita umana e ci fa vivere in rapporto totale con Dio. Non soltanto “emanazione della potenza di Dio”, ma, come si esprime la lettera agli Ebrei, “irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, che sostiene tutto con la potenza della sua parola” (1,3). Ecco il dono di Dio, il regno di Dio in mezzo a noi: Gesù Cristo, il Signore. Ma bisogna accoglierlo dentro di noi, compiendo così l’ardente desiderio che Gesù ha espresso nella sua preghiera al Padre prima della passione: “Io in loro e tu in me… perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.  Gesù ci chiama ad una vigilanza costante e piena di pace, ci chiama a riconoscere la luce e l’amore di Dio nelle cose ordinarie, quotidiane, ci chiama a riconoscere Lui, Sapienza eterna del Padre fatta carne per amore nostro, come il nostro Salvatore e il nostro Redentore, come l’incarnazione e la piena realizzazione del Regno di Dio.

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