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Si può veramente parlare di ex fucini? Sembra proprio di no, almeno a sentire coloro che hanno animato il nostro gruppo locale negli anni passati e che abbiamo avuto il piacere di incontrare lunedì sera. La FUCI è un’esperienza che ti cambia, sia come studente e cittadino, sia come cristiano.

Una piacevole serata per coloro che hanno partecipato alla cena: ci siamo trovati in un luogo importante per noi, nell’Oratorio di Sant’Antonio Nuovo, proprio dove abbiamo organizzato il primo evento pubblico nell’aprile 2012 con l’allora Presidente nazionale Alberto Ratti, che ci parlò della figura del Beato Giuseppe Toniolo e dei caratteri fondamentali dell’essere fucini. E non possiamo dimenticare che, a pochi metri da lì, si trova una lapide posta dai fucini riuniti in Congresso nel 1955. Perché la FUCI di Trieste, nel tempo, ha ospitato due Congressi nazionali: il primo nel 1930 (XXI Congresso Nazionale – Il compito dei cattolici nella cultura) e il secondo nel 1955 (XXXII Congresso Nazionale – Gli intellettuali nella storia dell’Italia moderna. La vita spirituale dell’intellettuale).

Abbiamo avuto la possibilità di conoscere alcuni dei protagonisti della FUCI locale dalla fine degli Anni Settanta fino agli Anni Duemila, ricostruire le vicende storico-politiche di Trieste, il clima del dopoguerra nella Diocesi, il peso della FUCI in città, le vicissitudini che gli aderenti hanno vissuto. E anche alcune cronache delle vicende nazionali da parte di un Rappresentante dell’Assemblea Federale proveniente dal nostro gruppo.

Ciò che soprattutto ci rimane è essere riusciti a “ricucire” la nostra storia con quella passata, aver conosciuto degli amici disponibili a collaborare con noi, aver respirato il loro entusiasmo: non può che darci coraggio nel continuare il cammino intrapreso nell’impegno e nella testimonianza ogni giorno in università.

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