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Santa Maria degli Angeli, Assisi, 1986

Il Segretariato per i non cristiani in un documento del 1984 ha definito il dialogo interreligioso come l’insieme dei rapporti interreligiosi, positivi e costruttivi, con persone e comunità di altre fedi per una mutua conoscenza e un reciproco arrichimentoNon si può basare né su tendenze sincretiche, che porterebbero ad abusare della verità a fini utilitaristici, né su posizioni di indifferentismo agnostico o di relativismo, secondo cui qualsiasi cosa è vera per che la afferma: piuttosto, deve essere animato da una comune passione per la verità. Inoltre è necessario per gli interlocutori da un lato il rispetto e la fiducia sinceri nell’uomo e dall’altro un atteggiamento di lode a Dio.

I fondamenti teologici alla base dei rapporti tra cristianesimo e altre fedi, pur concordando sui fondamenti, sono caratterizzati da diverse sfumature. E’ sempre stato chiaro, da un lato, che il progetto di salvezza di Dio è universale, e che la risurrezione di Cristo è per tutti gli uomini. Se i cristiani condividono quindi il destino di tutti gli uomini, allora  il dialogo è in qualche modo connaturato al Cristianesimo. Tuttavia diversi filoni di pensiero si sono distinti nel corso dei secoli. La prima visione, che si potrebbe definire esclusivista, pone l’accento sull’importanza della Chiesa nell’economia della salvezza e trova già in Cipriano (De unitate catholicae ecclesiae) una formulazione chiara nella massima Extra Ecclesiam nulla salus. Una corretta interpretazione che tenga conto del contesto e della finalità con cui fu scritta questa affermazione non sottolinea però tanto la condizione di “non-salvezza” di chi sta fuori dalla Chiesa, quanto piuttosto la condizione del mondo senza la Chiesa: sarebbe, appunto, privo di salvezza, perché la Chiesa rappresenta il fermento, il catalizzatore per così dire, della salvezza stessa. La seconda visione, più inclusivista, si rifà innanzitutto a Giustino, che rinviene, nella sua seconda apologia, anche nelle filosofie dei greci (Socrate, Eraclito) come nei loro racconti mitologici quelli che chiama semina verbi (lògoi spermatikòi), elementi di salvezza propri della religione cristiana. Questa visione ha trovato poi un’ampio sviluppo nella descrizione dei cerchi concentrici fatta da Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam suam, 101: il primo, i cui confini si confondono con l’orizzonte, costituito da tutto ciò che è umano (e ci appartiene); il Regno, composto da quelli a cui è annunziato il messaggio cristiano, il secondo; la Chiesa, il terzo. Infine si può descrivere la discussa e più moderna concezione pluralista, proposta da Raimon Panikkar e Jacques Dupuis, appartenenti a una delle prime generazioni di teologi vissuti a stretto contatto con altre fedi, entrambi vicini all’induismo. Essa è stata censurata dalla Congregazione per la dottrina della fede quando giunge ad affermare che alcuni semi della verità e della qualità contenuti in altre religioni non derivano infine dalla fonte-mediazione di Gesù Cristo – pur restando corretto affermare che altre religioni partecipano ad alcune delle verità contenute nella rivelazione di Gesù Cristo.

grazie a don Alessandro Cucuzza

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