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Il primo incontro di Facoltà di Scelta, proposta della Fuci in collaborazione con MSAC e Pastorale Universitaria si è svolto venerdì 14 gennaio al Rifugio Cuor di Gesù, all’interno della nostra università. Dopo una breve presentazione della FUCI, dei nostri tratti caratteristici e delle nostre attività abbiamo ceduto la parola a don Rudy Sabadin, assistente della FUCI e della Pastorale Universitaria, che ci ha proposto una chiara ed efficace riflessione, a tratti esperienziale, sul senso e sui criteri di una scelta.

Don Rudy ha individuato nella scelta universitaria la prima vera scelta definitiva della vita di un giovane, una questione dunque tanto seria quanto entusiasmante. Risalendo all’origine greca del termine “scuola” si è notato di come il tempo degli studi scolastici, l’”otium” quindi, dovrebbe caratterizzarsi come questo tempo favorevole di formazione, di comprensione del proprio desiderio, seppur la sensazione negli ambienti scolastici sembra essere più spesso esperienza di “negotium”.

Il tempo che separa gli studenti degli ultimi anni di liceo dalla scelta universitaria è un tempo privilegiato per entrare pienamente in se stessi per conoscersi, comprendere la propria identità e allo stesso tempo per guardarsi intorno, al mondo, con le sue necessità e le sue offerte. Senza conoscere se stessi non è possibile arrivare a fare una scelta definitiva soddisfacente, così come è necessario avere coscienza di ciò che accade attorno, al di fuori di noi, nella realtà nella quale saremo chiamati ad operare. Entrare in se stessi vuol dire scoprire le proprie inclinazioni.

Ci sono stati suggeriti tre criteri da considerare per evitare inganni e cortocircuiti superflui:

  • considerare che l’inclinazione non è dettata unicamente da “ciò che mi piace”; per fare una scelta riuscita devo considerare di possedere anche le qualità per realizzare ciò che mi piace. E’ utile conoscere anche le proprie debolezze, ciò per cui si è negati: sono indicazioni molto valide per non forzare la realtà; le non-qualità mi indicano in anticipo quali strade non potrò percorrere.
  • considerare le circostanze inevitabili: sono dati di fatto di cui è indispensabile tener conto. Se qualcosa impedisce i miei piani, ad esempio, posso vivere questo ostacolo come ingiustizia e nella frustrazione oppure assumerlo come “indicazione amica”, mi fa comprendere che la mia realizzazione avviene evidentemente attraverso mezzi e modalità diverse da quelli previsti o desiderati.
  • considerare l’utilità per il mondo della propria scelta e del proprio progetto di vita: da filosofo, il relatore ha fatto notare come noi non siamo monadi, come suggerisce talvolta la società, che sembra invitare all’autoaffermazione all’infinito, costi quel che costi. Questa logica è distruttiva e prima o dopo la si paga a caro prezzo. Al contrario noi siamo innestati nella società ed è fondamentale comprendere la nostra posizione; un simpatico esempio rende immediata la comprensione: se la ruota vede e riconosce la macchina che sta reggendo comprende il suo ruolo e realizza se stessa, in relazione a ciò che la circonda.

Quindi, con le mie qualità e con ciò che sono come posso essere utile al mondo? Lo comprendo alla luce della mia verità, della mia esperienza e da ciò che il mondo circostante mi richiede, così da rendere la mia vita feconda e realizzarmi assieme all’altro. Sempre nell’ottica di questo sguardo ampio sulla realtà è stato ricordato di come un occhio esterno, esperto, competente e fidato può essere di aiuto decisivo.

Vogliamo concludere questo resoconto con una breve chiosa del relatore, che, per quanto “a latere”, è in realtà fondamentale e mette tutto il nostro vissuto sotto una luce che ci vuole decisamente incoraggiare: ciò che è in ballo non è una facoltà, ma la nostra stessa vita; da qualche parte c’è la strada fatta per noi.

E la vita stessa è una promessa, che si realizza, per la felicità; a noi sta solo capire come.

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