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“Se davanti a me c’è una sola opzione, davvero non ho nulla da scegliere?” Così il professor Francesco Longo ha introdotto il II incontro di Facoltà di Scelta, la proposta che la FUCI, Pastorale Universitaria e MSAC hanno rivolto ai giovani studenti degli ultimi anni di superiori, per aiutarli a destreggiarsi nella prossima scelta universitaria. Questa domanda in verità mette in luce una questione che spesso si dà per scontato mentre forse varrebbe la pena ponderare di più: la stessa decisione di continuare gli studi è già una scelta, sulla quale è giusto ragionare; riprendendo un po’ il filo tracciato già da don Rudy ci siamo chiesti: “Voglio davvero studiare? Sono portato per lo studio? Quali sono le mie prospettive a lungo raggio?” Ecco quindi il primo valore da considerare: la preziosità del tempo. Occorre impiegarlo al meglio, che sia nello studio o già nel campo del lavoro; scegliere già questo con cognizione di causa: non è lo studiare a tutti i costi che ci realizza, ma seguire ciò che ci è conforme. Un corso di laurea medio, che somma triennale e magistrale (3+2 anni di studio) e magari un dottorato di ricerca (3 anni) mi dice già che passerò i prossimi 8 anni “alla scrivania”. E’ un impegno che sono disposto ad assumermi?

Abbiamo riassunto alcune linee guida da considerare: scegliere tenendo conto delle proprie capacità e inclinazioni; non farsi trasportare dall’entusiasmo; non farsi trasportare eccessivamente dai consigli esterni, magari non richiesti (vedi famiglia, amici..); raccogliere il maggior numero di informazioni possibili: sulle facoltà, luoghi, uffici, sbocchi lavorativi, sedi nazionali ed internazionali (il corso “A” di Trieste non è uguale al corso “A” di Roma né al corso “A” di Oxford)

Dopo queste note schematiche siamo entrati nello specifico delle facoltà: si tratta di campi di interesse globali, molto diversi e non sovrapponibili che contengono al loro interno diverse opzioni di corsi di laurea. Anche questo aiuta nella scelta, dicendomi qual è l’ambito in cui vivrò nei prossimi anni nonché il tipo di persone che mi circonderanno sul luogo di lavoro che seguirà i miei studi. Allo stesso modo se nella vita quotidiana mi piacciono le assemblee di condominio, potrei fare l’avvocato, se mi piace aiutare le persone malate potrei fare il medico.

Facendo un excursus storico siamo risaliti alla forma originaria dell’università: essa nasce nel Medioevo unendo la tradizione di studio delle biblioteche dei monasteri e delle cattedrali con quella delle libere associazioni tra discepoli e maestri. L’etimologia della parola poi riporta ad “universo”: si studia di tutto, e tutto a livello approfondito, con il metodo della ricerca scientifica, arrivando alla massima specializzazione possibile. Questo rivela un’attenzione da considerare: se le scuole superiori sono il luogo della formazione generale, l’università è il luogo della conoscenza e della formazione specifica: quando scelgo devo ricordare che quello sarà il mio campo di studio “per sempre”, lasciando “per sempre” il resto. “Facultas” deriva proprio dalla “capacità” di esercitare una certa professione una volta giunti al termine degli studi. Ad oggi l’università è molto più viva e vivace delle lezioni frontali tra magister e discipuli; il professor Longo ci riportava l’esperienza di Stanford in California.E’ un’università privata dove gli studenti non solo studiano ma vivono. Negli U.S.A. le università legano fortemente gli studenti al luogo e al logo, così da generare un forte senso di appartenenza che crea orgoglio ed entusiasmo nei confronti del luogo di studio.

La conferenza si è conclusa con una serie di considerazioni e consigli. In primo luogo a proposito del rapporto docente-studente, che è molto diverso da quello delle superiori: c’è molta autonomia e ciò comporta una fatica ed un impegno maggiore nell’organizzazione dello studio. E’ stato suggerito pertanto di individuare uno studente serio con cui studiare, facendo squadra: l’altro mi aiuta dove io ho delle lacune, mi aiuta a riflettere, a confrontarmi. Inoltre è stato sottolineato come sia importante frequentare le lezioni:  nonostante la noia è importante avere i propri appunti, imparare ad allenare l’attenzione e rielaborare ciò che è prioritario per il docente. La frequentazione dei corsi ha effetto anche sul rapporto personale col docente e sul modo di vivere poi l’esame. Il comportamento stesso del docente è differente se si è instaurato un rapporto personale con lo studente. E’ importante studiare con appunti (propri!), schemi, dispense e libri di testo consigliati, utilizzando le risorse che sono le biblioteche.

In secondo luogo a proposito di come vivere l’università: occorre abitarla al massimo delle opportunità; così si ottimizzano i tempi riducendo al minimo le distrazioni, le tentazioni della casa, le comodità, le impellenze della vita domestica. Vivendo l’università si ha modo di instaurare rapporti concreti con i docenti, conoscere e sfruttare gli ambienti con tutte le loro risorse ed opportunità. Senza contare le conseguenze sociali: spesso il periodo degli studi universitari, visti contesto, età e  maturità diventa il luogo di amicizie stabili che ti aiuteranno a costruire il tuo futuro, e magari luogo di incontro della propria metà, di cui il professor Francesco Longo è primo testimone.

 

 

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