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Cosa la Chiesa “dice”…

  • La Chiesa riconosce un diritto a migrare ed essere accolti (Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri: CCC 2241, 1997).
  • Nelle società europee si sta assistendo al risorgere di “reazioni particolaristiche che è troppo facile chiamare populiste” (CCEE 2015) – che trovano cioè nel consenso popolare la propria unica fonte di legittimazione – perché denunciano una “incomprensione diffusa”. Vi è inoltre un indebolimento della coesione europea e della fiducia reciproca.
  • Vi sono del resto “legittime questioni ed ansie riguardanti le sfide che presenta una integrazione efficace, come la stabilità sociale, il rispetto per le leggi e l’inviolabilità dei valori della cultura e della società europea” (COMECE 2015). Non negare queste preoccupazioni alla base del conflitto è il primo passo per il dialogo necessario a ricomporlo (L’unità è superiore al conflitto 226-230 EG 2014).
  • La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire, ma deve adempiere a una missione di verità, per una società fondata sull’uomo, sulla sua dignità, sulla sua vocazione (Caritas in Veritate 2009). Ricorda all’Europa i valori umani universali che la fondano (CCEE): “la pace, la sussidiarietà e la solidarietà reciproca, un umanesimo incentrato sul rispetto della dignità della persona” (papa Francesco all’Europarlamento, 2014).
  • La misericordia è meglio compresa se le persone hanno un nome ed una storia (CCEE). Come obiettivi concreti, la Chiesa propone quindi il tema del mutuo rispetto e della fiducia reciproca (tra cittadini e rifugiati), della cooperazione tra stati membri e tra UE e stati di origine (COMECE). Inoltre è consapevole di poter offrire un fitto network in Europa e nel mondo intero per la cooperazione.

…e cosa la Chiesa “fa”

La Chiesa ha effettivamente da tempo prodotto e messo in atto documenti sulla cura spirituale e materiale dei migranti: Exsul Familia (Pio XII, 1952) forse è uno dei primi – istituisce forme di cura per migranti cattolici, con attenzione a quelli di rito orientale e con la partecipazione delle chiese locali nei luoghi di partenza e arrivo. Dal 1970 esiste poi la Pontificia Commissione per la cura spirituale dei Migranti ed Itineranti, divenuta Pontificio consiglio dal 1988. Così gradualmente l’attenzione si è volta anche verso i migranti non cattolici e di altre religioni. “Ero forestiero e mi avete ospitato”  (CEI, 1993) fornisce linee guida ancora molto attuali riguardo l’accoglienza dei migranti (cattolici, cristiani e non cristiani, sull’importanza della famiglia, dell’istruzione di un lavoro). In particolare a proposito dei musulmani – da considerare “con stima” (Nostra Ætate, 1965) – propone l’interessante interrogativo: nel piano della Provvidenza quale significato per noi cristiani cattolici può avere questo mondo musulmano con il quale entriamo in contatto? Ci sono fondazioni (Caritas, Migrantes) che producono costantemente informazione, riflessioni e linee guida sull’accoglienza (Vademecum 2015, Rapporto Immigrazione 2014). E’ notizia degli ultimi mesi il fatto che il vescovo di Eisenstadt in Austria, Aegidius Zsifkovics, si sia opposto alla costruzione di una barriera al confine con l’Ungheria nei terreni di proprietà della diocesi. Anche nella recente Esortazione Apostolica Amoris Laetitia 46, c’è un paragrafo dedicato alle migrazioni in cui si sottolinea come l’attenzione dedicata ai migranti sia un segno dello Spirito.

Ma…

…E’ efficace il suo dialogo/la sua cooperazione con la politica? – non c’è una sorta di incomunicabilità/schizofrenia tra i due mondi? Quanto dice e quanto fa serve a qualcosa?

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