Tag

, , , ,

800px-mediterranean_sea_16-61811e_38-99124n

Definizione storica

Fernand Braudel, autore di importanti saggi sul Mediterraneo, intende questa regione come una unità geografica compresa tra una diagonale desertica a Sud (dal Sahara ai deserti freddi asiatici) e una diagonale atlantica a Nord) composta da numerosi mari (Egeo, Adriatico, Tirreno, Ligure, Ionio…) e 5 penisole montagnose (Italia, Balcani, Anatolia, Maghreb, penisola Iberica).

Fratture ed unità

Il Mediterraneo è attraversato innanzitutto da una frattura di ordine demografico ed economico tra Paesi poveri ad alta natalità – concentrati sulla sponda Sud -, e ricchi ma con scarsa natalità – che caratterizzano la sponda Nord: questi gradienti da soli basterebbero a giustificare i flussi migratori in atto. E’ al centro inoltre di numerose fratture di civiltà nella visione della clash of civilization proposta da Samuel P. Huntington nel 1993, quando era appena crollato il muro di Berlino, ed in America si costituivano think tank per cercare di predire nuove aree di conflitto. Individuava infatti il fulcro dei futuri conflitti in diverse entità culturali/religiose – di cui molte si affacciano sul Mediterraneo (mondo europeo; ortodosso; islamico). Interpretare i conflitti contemporanei come guerre tra religioni non è però del tutto corretto: come nota Alberto Melloni, storico del cristianesimo, si tratta piuttosto di conflitti all’interno delle religioni (tra fondamentalisti e moderati).

Tuttavia esistono anche elementi di forte unitarietà: fisico-climatica e floro-faunistica innanzitutto (elementi visibili in particolare nei frutti dell’agricoltura: sono tutte civiltà del grano, dell’olivo  e della vite). Ancor più significativa è la forte unità umana nei secoli: la categoria dello spazio/movimento si è sviluppata in tutto il bacino con agglomerati cittadini uniti da strade/rotte di cabotaggio a formare un sesto continente liquido.

Interpretazioni sul Mediterraneo

Il Mediterraneo è stato descritto da Paul Valery come macchina che produce instancabilmente civiltà (succedutesi sulle sue sponde nei secoli con una ricchezza con pochi eguali); come luogo di attrazione dei popoli delle steppe e acculturazione (Maurice Aymard); come elemento capace di coniugare, secondo Franco Cassano, le categorie schmittiane di pensiero tellurico (basato sulla comunità, costruito attorno a un ordine politico basato sulla terra) e oceanico (caratterizzato da individualismo e prevalenza dell’ordine economico, che esalta esploratori e corsari). E’ però oggi visto essenzialmente come luogo ostile: da cui nascono profughi, in cui si verificano stragi, attraverso cui l’islam ci invade.

Se il confine è un ambivalente luogo di mediazione tra la necessità di tutelare la propria intimità  e quella di garantire la possibilità di comunicare, il Mediterraneo, così ricco di confini liquidi, contribuisce e costringe a creare un’identità in tutti i popoli che vi si affaccaino. Identità che ancora non è distintamente formata nell’Europa, che proprio sul problema del Mediterraneo anzi si divide e non è capace di costruire un progetto comune. Profeticamente, al contrario, il Mediterraneo potrebbe essere parte della soluzione alla crisi di identità dell’Europa

appunti dalla lezione di Andrea Pase, prof. di Geografia presso l’Università di Padova

Annunci